Studio su Santa Colomba a cura di Joseph-Gabriel Rivolin

Lo storico valdostano ci ha fatto dono di questo suo approfondito lavoro

Se oggi il nome di santa Colomba dice poco, nell'alto Medioevo il suo culto, promosso dai re merovingi, fu molto diffuso in tutto l'Occidente cristiano ed ebbe come centro l'abbazia reale di Sainte-Colombe-lès-Sens, fondata da Clotario II nel 620 circa attorno alla tomba della santa. Colomba rientra dunque a pieno titolo nel novero dei santi il cui culto, come notavano già monsignor Duc e l'abbé Henry, provenne dalla Gallia all'epoca in cui la Valle d'Aosta era parte integrante del regno dei Franchi.

Che si possa collocare la fondazione della chiesa di Charvensod in epoca merovingia e in connessione con una grande proprietà di origine gallo-romana, appare tanto più probabile, quanto più si conosca il progressivo radicamento della religione cristiana nel corso della tarda Antichità e dell’alto Medio Evo. Michel Aubrun, nel ricostruire le prime fasi della storia dell’istituto parrocchiale, descrive come si fosse passati dalle poche chiese battesimali extraurbane di epoca paleocristiana al fiorire di oratori privati, collocati appunto nell’ambito di grandi domaines appartenenti a proprietari laici, sin dalla fine del V secolo. Autorizzato formalmente dal concilio di Agde del 506, il culto in cappelle private, collegato alle esigenze religiose della famiglia del dominus e dai suoi servi, coloni e sottoposti, subì una naturale evoluzione verso la formazione di autonome parrocchie, la cui ufficializzazione avvenne progressivamente, adducendo ragioni di comodità, di sicurezza, di lontananza degli oratori dalle pievi originarie. Tale processo avvenne per l’appunto a partire dalla fine del V secolo e si protrasse sino all’epoca carolingia, in cui la parrocchia, diffusasi capillarmente mediante la disgregazione delle antiche e vaste plebanie di origine paleocristiana, divenne un vero e proprio instrumentum regni per l’inquadramento della popolazione, non soltanto sotto l’aspetto religioso.

Perché, quindi, propendere per una datazione del titulus di Santa Colomba di Charvensod all’epoca merovingia piuttosto che a quella carolingia? È presto detto: Colomba, il cui culto fu particolarmente in auge all’epoca di Clotario II (re dal 584 al 629), come si è ricordato, era una martire e si ricollegava quindi a una tradizione più antica, rispetto ai culti per i santi confessori e particolarmente per i santi locali: culti che si diffusero appunto in epoca carolingia, ma cui la Chiesa stentava ancora, all’epoca di Carlo Magno, a riconoscere piena legittimità, come dimostrano i canoni del concilio di Francoforte del 794, ostili all’introduzione di "nuovi" santi che non avessero subito la prova del martirio. Per reazione, il periodo successivo vide la moltiplicazione di chiese dedicate a santi locali, in genere confessori. Pur non costituendo un argomento decisivo, la qualità di martire della patrona della chiesa di Charvensod è dunque un elemento che rende più probabile l’ipotesi di un’intitolazione di essa in un’epoca successiva alla costruzione dell’abbazia di Sens, ma precedente la fine dell’ottavo secolo.