La Becca di Nona (3142 m)

La Becca di Nona fu scalata per la prima volta nel 1832, ma, come nel caso del Mont Emilius, è quasi certo che cacciatori e pastori salirono fino alla sommità ancor prima. Se il nome del Mont Emilius è recente, quello della Becca di Nona ha origini più datate. Una carta risalente al 1256 ci dice che allora si chiamava “Mons Acutum” o “Mont Aigu”. In un altro documento del XIII secolo, questa cima veniva menzionata con il nome di “Chantel de Glariety”. Dopo la morte del canonico Carrel (1870), si decise di chiamarla, in suo onore, “Pic Carrel”, ma la proposta non ebbe successo. Tuttavia, il toponimo Carrel è rimasto a indicare il colle situato a Sud di questa cima. La Becca di Nona era per il canonico la “sua” montagna. Dalla cima di questo monte egli disegnò il panorama circostante, riportandone tutte le sommità; questo lavoro, confluito in “Les Alpes Pennines dans un jour” (1855) e “Les Alpes Graies” (1861) è arricchito con rubriche esplicative degne ancor oggi di attenzione.

Nel 1878 la sezione aostana del Club Alpino fece costruire sulla sommità della Becca un piccolo rifugio, chiamandolo “le Pavillon Budden”, caduto presto in rovina e, vent’anni dopo, abbandonato. La succursale di Aosta del C.A.I. decise di installare sulla vetta della Becca di Nona una statua in ghisa della Vergine, trasportata a dorso di mulo fino alla sommità. La sua inaugurazione avvenne il 12 settembre 1892, alla presenza non solo di “Charvensolins”, ma anche di numerosi fedeli di ogni provenienza.

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